Fisco

Novità fiscali 2026: quello che ogni freelance deve sapere

23 Marzo 2026

Matteo Pedone

Novità fiscali 2026: quello che ogni freelance deve sapere

Gestire le tasse nel 2026 richiede ai freelance un’attenzione più alta rispetto agli anni passati, perché cambiano le regole con cui il fisco guarda al reddito di lavoro autonomo. Non basta più concentrare l’analisi sulle fatture emesse per le prestazioni: entra in gioco un principio più ampio che coinvolge tutte le entrate connesse all’attività professionale.

Il nuovo principio di “onnicomprensività” del reddito

Dal 2024 è stato introdotto nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi il principio di onnicomprensività del reddito professionale, che nel 2026 dispiega pienamente i suoi effetti. L’articolo 54 del TUIR, riscritto dal Dlgs 192/2024, stabilisce che rileva fiscalmente qualunque valore che entra nella sfera dell’attività, se collegato alla professione.

In pratica, concorrono alla base imponibile:

  • I compensi per prestazioni professionali.
  • I rimborsi e le somme percepite in relazione all’attività.
  • Altre entrate che abbiano un nesso funzionale con la professione (es. indennità, contributi, premi).

Questo impianto mira a chiudere le vie di fuga e ad allineare la tassazione a tutto ciò che il professionista incassa in relazione al proprio lavoro.

Regime forfettario nel 2026: cosa resta e cosa controllare

Per i freelance in regime forfettario la struttura di base rimane confermata anche nel 2026. Si tratta ancora del sistema agevolato pensato per partite IVA con ricavi contenuti, con tassazione sostitutiva e semplificazioni sul fronte IVA e imposte dirette.

I punti chiave:

  • Limite di ricavi/compensi: 85.000 euro annui per entrare e restare nel regime.
  • Aliquota: 5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti di nuova attività, 15% negli altri casi.
  • Esclusione di IVA, IRPEF a scaglioni, addizionali e ritenute d’acconto: l’imposta sostitutiva le rimpiazza in un’unica tassa.

Per chi ha anche redditi da lavoro dipendente o da pensione, la soglia per mantenere il forfettario nel 2026 resta fissata a 35.000 euro di reddito lordo dipendente riferito al 2025, secondo le interpretazioni più recenti.

Tasse per chi è in regime ordinario

Chi non rientra o esce dal regime forfettario viene tassato in modo ordinario, con applicazione dell’IRPEF a scaglioni e delle relative addizionali. In questo scenario la novità principale riguarda la revisione parziale delle aliquote, con un alleggerimento nel secondo scaglione per i redditi intermedi.

Per i liberi professionisti in ordinario diventa essenziale:

  • Tenere una contabilità più accurata, coerente con il principio di onnicomprensività.
  • Monitorare le soglie di reddito che determinano il passaggio tra scaglioni IRPEF.
  • Coordinare la gestione fiscale con eventuali altri redditi (lavoro dipendente, locazioni, rendite).

La scelta tra ordinario e forfettario nel 2026 richiede simulazioni puntuali sui propri numeri, perché la convenienza dipende dal mix tra ricavi, costi e contributi.

Rapporti tra reddito da lavoro autonomo e reddito dipendente

Le regole sul cumulo tra redditi di lavoro autonomo e redditi da lavoro dipendente restano un nodo critico, soprattutto per chi avvia o mantiene una partita IVA mentre è ancora assunto. Negli anni 2025 e 2026 il legislatore ha innalzato, in via agevolata, la soglia del reddito da lavoro dipendente rilevante per restare nel forfettario a 35.000 euro, rispetto al limite ordinario di 30.000 euro.

Elementi da valutare:

  • Se nel 2025 il reddito da lavoro dipendente supera i 35.000 euro, il professionista rischia di perdere l’accesso al forfettario nel 2026.
  • Esiste una clausola di salvaguardia: se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente all’avvio dell’attività autonoma, il limite può diventare irrilevante, in base all’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate.
    Chi ha contratti part-time certificati può in alcuni casi conciliare lavoro dipendente e regime agevolato, se rispetta soglie e requisiti.

Queste regole incidono in modo diretto sulle strategie di chi passa gradualmente da lavoro subordinato a piena attività freelance.

Nuovi margini e rischi di controllo

Accanto alle norme sui redditi, le novità fiscali 2026 interessano anche il fronte dei controlli e dell’accesso agli incentivi. L’Agenzia delle Entrate ottiene un uso più esteso dei dati delle fatture elettroniche per rendere più rapidi i pignoramenti e migliorare la capacità di individuare incoerenze dichiarative.

Parallelamente, il Codice degli incentivi, in vigore dal 2026, equipara in larga misura i professionisti alle imprese ai fini dell’accesso a bandi e agevolazioni. Questo consente ai freelance di:

  • Partecipare ai bandi destinati alle PMI.
  • Accedere a una quota di riserva delle risorse stanziate, fino al 60% in alcuni programmi.
  • Usare contributi e incentivi per investimenti tecnologici, formazione, innovazione dei servizi.

Il rovescio della medaglia è un contesto di vigilanza più stretto, in cui coerenza contabile e tracciabilità dei flussi diventano essenziali per evitare contestazioni.

Come organizzarsi nel 2026: passi operativi per i freelance

Per affrontare con metodo le novità fiscali del 2026, ogni freelance può adottare alcune azioni pratiche. L’obiettivo è costruire una gestione fiscale che sia sostenibile nel tempo e coerente con le nuove regole di determinazione del reddito.

Passaggi chiave:

  • Ricostruire l’elenco di tutte le entrate connesse all’attività, non solo le fatture, verificando cosa rientra nel reddito imponibile.
  • Verificare i requisiti di accesso o permanenza nel regime forfettario (soglie di ricavi, redditi da lavoro dipendente, durata della nuova attività)
  • Simulare il carico fiscale in forfettario e in ordinario, considerando anche i contributi previdenziali e le eventuali detrazioni IRPEF.
  • Valutare l’opportunità di partecipare a bandi e incentivi che, dal 2026, includono i professionisti tra i beneficiari.

Nel nuovo scenario normativo, il freelance che conosce con precisione le regole del gioco fiscale non si limita a pagare le imposte dovute: utilizza la leva tributaria come parte integrante della propria strategia professionale.

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