
Il concordato preventivo biennale (CPB) è il patto con cui l’Agenzia delle Entrate e il titolare di partita IVA definiscono in anticipo il reddito imponibile dei due anni successivi. È uno strumento di pianificazione fiscale, non una sanatoria: non sana le annualità pregresse, ma fissa la base imponibile del prossimo biennio. L’adesione è sempre volontaria.
Cos’è il concordato preventivo biennale
L’Agenzia, partendo dai tuoi dati e dalle dichiarazioni passate, ti propone un reddito imponibile per i due anni a venire. Se accetti, paghi le imposte su quella cifra a prescindere da quanto guadagnerai davvero. Il vantaggio è la prevedibilità: sai in anticipo su quale reddito calcolare il carico fiscale del biennio.
Chi può aderire
Il concordato è pensato principalmente per i soggetti ISA, cioè i titolari di partita IVA tenuti ad applicare gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. Per i contribuenti in regime forfettario la disciplina è diversa e, per alcune annualità, sono previste regole specifiche: va verificato caso per caso con il consulente. La scelta del regime, del resto, nasce a monte, quando decidi quale regime aprire.
Chi resta escluso
Non possono aderire, in particolare:
- i contribuenti con debiti tributari o contributivi definitivamente accertati e non sospesi oltre una certa soglia (indicativamente 5.000 euro);
- chi ha conseguito redditi esenti o non imponibili oltre una quota rilevante del reddito d’impresa o di lavoro autonomo;
- chi ha effettuato operazioni straordinarie come fusioni, scissioni o conferimenti nel periodo previsto.
Prima di aderire è opportuno verificare con attenzione la propria posizione debitoria.
Come funziona la proposta
La proposta è elaborata dall’Agenzia delle Entrate tramite modelli previsionali che utilizzano i dati ISA, le dichiarazioni pregresse e altre informazioni presenti nelle banche dati. Tu la ricevi e decidi se accettarla: nulla è automatico.
Se il reddito effettivo supera quello concordato, la parte eccedente non è tassata con le aliquote ordinarie, ma secondo le regole specifiche del concordato. Sul maggior reddito rispetto a quanto dichiarato in precedenza è inoltre possibile optare per un’imposta sostitutiva agevolata, con aliquota collegata al punteggio ISA.
La normativa prevede anche cause di decadenza, legate a scostamenti rilevanti tra reddito effettivo e reddito concordato (in alcuni casi con soglia del 30%) e a determinati eventi eccezionali. La valutazione va fatta caso per caso, alla luce delle norme e dei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
A chi è più adatto
In linea di massima, il concordato è più adatto a chi ha punteggi ISA elevati e prevede una certa stabilità o crescita dell’attività. Può risultare meno indicato in presenza di forti incertezze o di un calo strutturale di ricavi e margini. Sono indicazioni orientative: la convenienza reale si misura confrontando il carico atteso con la tassazione ordinaria, numeri alla mano.
Come si aderisce
L’adesione si comunica con il modello CPB, insieme ai modelli REDDITI oppure in autonomia, valorizzando l’apposita casella di comunicazione del concordato. Il termine è fissato dall’Agenzia delle Entrate e cambia a ogni biennio: verifica sempre la scadenza dell’anno in corso prima di muoverti.
Domande frequenti
I forfettari possono aderire? In generale il concordato è pensato per i soggetti ISA. Per i contribuenti in regime forfettario sono previste regole specifiche per alcune annualità: è necessario verificare di volta in volta.
È obbligatorio? No, è una scelta volontaria.
Cosa succede se guadagno meno del concordato? Paghi comunque le imposte sul reddito concordato.
Per quanto tempo vale? Due anni, cioè un biennio.
Prima di accettare, confronta la proposta con il quadro completo della tua fiscalità, come nella guida su partita IVA e imposta sul reddito, e valutala con il commercialista.