
Per lavorare come personal trainer in modo abituale serve la partita IVA. Il codice ATECO oggi più utilizzato per il PT generico è l’85.51.09, il regime quasi sempre più conveniente è il forfettario e quanto paghi dipende da coefficiente di redditività, imposta sostitutiva e contributi. Vediamo quando aprirla, quale codice scegliere e quanto costa davvero.
Quando serve davvero la partita IVA
Se l’attività è saltuaria e non organizzata, puoi lavorare con la prestazione occasionale. In pratica molti restano sotto i 5.000 euro l’anno, ma il criterio decisivo non è una soglia rigida: è la non abitualità. Quando l’attività diventa continuativa e organizzata, con più clienti, la partita IVA è obbligatoria a prescindere dall’importo incassato. Confondere l’occasionale con l’abituale è uno degli errori più sanzionati.
Il codice ATECO del personal trainer
Con la classificazione ATECO 2025 il codice più usato e in genere ritenuto idoneo per il personal trainer generico è l’85.51.09, che ha di fatto sostituito il vecchio 85.51.00. Non è però l’unico possibile: la scelta va valutata caso per caso in base all’attività realmente svolta, mai in base al coefficiente più basso.
| Codice ATECO | Attività | Coefficiente |
| 85.51.09 | Formazione sportiva e ricreativa (PT generico) | 78% |
| 85.51.01 | Insegnamento di Pilates | 78% |
| 93.19.99 | Altre attività sportive n.c.a. | 67% |
Quanto si paga: tasse e contributi
Nel regime forfettario il reddito imponibile non è ricavi meno spese, ma ricavi moltiplicati per il coefficiente (78% per l’85.51.09), dopo aver dedotto i contributi versati. Su quella base si applica l’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se è una nuova attività. I contributi vanno alla Gestione Separata INPS: per il 2026 l’aliquota è intorno al 26% del reddito imponibile (poco più bassa se hai anche un lavoro dipendente o una pensione), ma va verificata ogni anno. Non ci sono minimi fissi: se fatturi zero, non versi nulla.
Un esempio chiarisce il meccanismo. Con 20.000 euro di ricavi l’imponibile è circa 15.600 euro (il 78%): al 5% l’imposta sostitutiva è 780 euro, a cui si aggiungono i contributi calcolati sullo stesso imponibile. Per restare nel forfettario non devi superare gli 85.000 euro di ricavi annui, calcolati per cassa, cioè su quanto effettivamente incassato. Vedi anche come funzionano i contributi INPS nel forfettario.
La Riforma dello Sport: attenzione alle soglie
Se lavori verso ASD e SSD iscritte al Registro nazionale delle attività sportive valgono le regole della Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021):
- i compensi di lavoro sportivo dilettantistico non formano reddito fino a 15.000 euro l’anno (oltre, conta solo l’eccedenza);
- l’obbligo contributivo scatta solo sulla parte che supera i 5.000 euro annui;
- in fattura si indica l’esenzione legata al lavoro sportivo (di norma con il codice ESENZSPORT, ma la modalità operativa va verificata con il commercialista o il software).
Queste agevolazioni valgono solo per l’attività verso il mondo sportivo dilettantistico, non per i clienti privati o commerciali: se lavori per entrambi, vanno tenute separate. E i primi 15.000 euro, pur non tassati, contano comunque per il tetto degli 85.000.
Domande frequenti
Quando serve la partita IVA? Quando l’attività è abituale e organizzata; per quella saltuaria si può usare la prestazione occasionale.
Qual è il codice ATECO? L’85.51.09 è il più usato per il personal trainer generico, con coefficiente del 78%, ma va verificato in base all’attività concreta.
Quanto si paga di tasse? Imposta sostitutiva del 5% (primi 5 anni) o 15% sul 78% dei ricavi, più i contributi INPS.
Devo fare la fattura elettronica? Sì, oggi è obbligatoria anche per i forfettari.
Prima di scegliere codice e regime, valuta i numeri con un commercialista, come spiegato nella guida su partita IVA e imposta sul reddito.