
Per diventare nutrizionista in Italia non basta la passione per l’alimentazione: servono una laurea, l’abilitazione e l’iscrizione all’albo della figura di riferimento (biologo nutrizionista, dietista o medico dietologo). Solo dopo, per lavorare in proprio, apri la partita IVA, scegli il codice ATECO e il regime fiscale e ti iscrivi alla cassa previdenziale corretta. Vediamo l’intero percorso, passo per passo.
Come si diventa nutrizionista? Studi e abilitazione
“Nutrizionista” non è un titolo protetto a sé: dietro questa parola ci sono tre figure diverse, ognuna con un percorso e dei limiti precisi.
| Figura | Percorso di studi | Cosa può fare |
| Biologo nutrizionista | Laurea magistrale in Biologia (o classi affini) + Esame di Stato + Albo dei Biologi (sez. A) | Elabora diete per soggetti sani; no diagnosi né farmaci |
| Dietista | Laurea triennale in Dietistica + albo professioni sanitarie | Elabora diete su indicazione medica |
| Medico dietologo | Laurea in Medicina + specializzazione in Scienze dell’alimentazione | Diagnosi, diete e prescrizione di farmaci |
Per il biologo è consigliata anche la specializzazione in Scienza dell’Alimentazione. In ogni caso, l’iscrizione all’albo è obbligatoria per esercitare legalmente.
Serve la partita IVA per lavorare come nutrizionista?
Sì, quando l’attività è abituale e continuativa. Esercitare la libera professione in modo stabile richiede la partita IVA, da comunicare all’Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12 (gratis, senza iscrizione alla Camera di Commercio). Per un’attività del tutto saltuaria si può valutare la prestazione occasionale, ma chi vuole costruirsi uno studio passa dalla partita IVA.
Codice ATECO e regime forfettario
Il codice ATECO dipende dalla figura e, con la riforma ATECO 2025, le codifiche sono cambiate: in genere il biologo nutrizionista rientra in un codice dell’area “ricerca e sviluppo / biotecnologie”, il dietista in uno delle “attività paramediche indipendenti”. Il codice ATECO esatto va verificato sulla classificazione vigente, perché incide su tasse e previdenza. In entrambi i casi tipici il coefficiente di redditività è del 78%.
Per chi inizia, il regime forfettario è quasi sempre la scelta migliore: imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni (poi 15%), niente IVA in fattura e pochi adempimenti, fino a 85.000 euro di ricavi annui. Il reddito imponibile è il 78% degli incassi, non ricavi meno spese.
Contributi e cassa previdenziale
Qui cambia tutto a seconda della figura:
- Biologo nutrizionista → ENPAB: contributo soggettivo (15% del reddito imponibile, con un minimo annuo intorno ai 1.126 euro, riducibile in alcuni casi), contributo integrativo del 4% da addebitare in fattura al cliente e contributo di maternità fisso (circa 103 euro);
- Dietista → Gestione Separata INPS: aliquota intorno al 26% del reddito imponibile, senza minimi fissi;
- Medico dietologo → ENPAM.
Importi minimi e aliquote si aggiornano ogni anno: verifica i valori in vigore.
Gli altri adempimenti da non dimenticare
- iscrizione al Sistema Tessera Sanitaria e trasmissione dei dati delle prestazioni (le prestazioni sanitarie verso privati seguono regole specifiche rispetto alla fattura elettronica ordinaria);
- assicurazione di responsabilità civile professionale;
- conservazione delle fatture e dichiarazione annuale, in cui indichi il reddito imponibile calcolato con il coefficiente.
Domande frequenti
Che laurea serve per diventare nutrizionista? Per il biologo nutrizionista una laurea magistrale in Biologia (o classi affini) con Esame di Stato; per il dietista una laurea triennale in Dietistica; per il dietologo Medicina con specializzazione.
Serve l’iscrizione a un albo? Sì: Ordine dei Biologi per i biologi, albo delle professioni sanitarie per i dietisti, Ordine dei Medici per i dietologi.
Quale codice ATECO usa un nutrizionista? Dipende dalla figura e dalla classificazione ATECO 2025: va verificato caso per caso, con coefficiente di redditività del 78%.
Quanti contributi paga un biologo nutrizionista? All’ENPAB: soggettivo al 15% (con minimo), integrativo del 4% in fattura e contributo di maternità.
Quanto guadagna un nutrizionista freelance? Dipende da tariffe e numero di clienti; il netto va calcolato dopo imposta sostitutiva e contributi.