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Codice ATECO per libero professionista, come trovarlo

17 Gennaio 2023

La Redazione

BeProf

Codice ATECO per libero professionista, come trovarlo

Il codice ATECO è indispensabile per circoscrivere l’attività di un libero professionista o lavoratore autonomo: si tratta di una sequenza ben definita di numeri che, secondo determinati schemi, permette di classificare in modo univoco ogni singola attività economica presente in Italia.

Individuare il codice ATECO che corrisponda il più possibile all’attività effettivamente svolta è fondamentale per l’apertura della partita IVA, per cambiare settore professionale o per definire meglio i propri compiti lavorativi nel tempo.

Codice ATECO: cos’è e a cosa serve?

Tra i dati da avere a portata di mano in fase di apertura di partita IVA, uno dei più importanti è proprio il codice ATECO. Questa successione numerica permette di identificare chiaramente l’attività svolta dal libero professionista, contribuendo a determinarne obblighi fiscali e contributivi, nonché l’accesso a eventuali agevolazioni.

La sigla ATECO deriva dalle lettere iniziali di Attività Economiche ed è una nomenclatura adottata dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). La classificazione attualmente in vigore è ATECO 2007, introdotta ufficialmente il 1° gennaio 2008 e tuttora utilizzata, seppur con alcuni aggiornamenti e integrazioni negli anni. Grazie al codice ATECO, l’ISTAT può condurre ricerche periodiche sulle condizioni dei lavoratori autonomi e definire, tra le altre cose, il livello di rischio di ciascuna categoria professionale.

Per chi opera in regime forfettario, al codice ATECO è collegato anche un coefficiente di redditività: una percentuale sulla quale viene calcolato il reddito imponibile ai fini fiscali. Scegliere il codice errato può quindi comportare problemi non solo statistici, ma anche fiscali e contributivi, con possibili controlli e contestazioni.

Come è composto un codice ATECO?

Il codice ATECO, nella sua forma operativa, è composto da una sequenza di numeri (fino a sei cifre) che individuano progressivamente la posizione dell’attività all’interno della classificazione. Ogni “pezzo” del codice aggiunge un livello di dettaglio, passando da macro-aggregati a descrizioni molto specifiche dell’attività svolta.

Parallelamente, la classificazione prevede anche una suddivisione in sezioni identificate da lettere dalla A alla U. Queste lettere non compaiono nel codice numerico che il professionista utilizza nelle dichiarazioni e nei modelli fiscali, ma sono utili per comprendere a quale grande settore economico appartenga l’attività:

a – agricoltura, silvicoltura e pesca
b – estrazione di minerali da cave e miniere
c – attività manifatturiere
d – fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
e – fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento
f – costruzioni
g – commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli
h – trasporto e magazzinaggio
i – attività dei servizi di alloggio e di ristorazione
j – servizi di informazione e comunicazione
k – attività finanziarie e assicurative
l – attività immobiliari
m – attività professionali, scientifiche e tecniche
n – noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese
o – amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
p – istruzione
q – sanità e assistenza sociale
r – attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento
s – altre attività di servizi
t – attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico; produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze
u – organizzazioni ed organismi extraterritoriali

I numeri che compongono il codice offrono una panoramica via via più approfondita: individuano la divisione (prime due cifre), il gruppo (terza cifra), la classe (quarta cifra), la categoria (quinta cifra) e la sottocategoria (sesta cifra) dell’attività svolta.

L’evoluzione del mercato del lavoro, soprattutto in ambito digitale, ha portato alla nascita di nuove professioni a partita IVA, spesso ibride e difficili da incasellare in schemi tradizionali. Per questo, se si possiede già una partita IVA, è buona prassi verificare periodicamente che il codice ATECO sia ancora adeguato all’attività effettiva, rivolgendosi a un commercialista per eventuali aggiornamenti o modifiche.

Come trovare il codice ATECO per la tua attività

Se hai già una partita IVA, puoi trovare il codice ATECO corrispondente alla tua attività sulla visura camerale (se sei iscritto al Registro delle Imprese) e sul certificato di attribuzione della partita IVA rilasciato dall’Agenzia delle Entrate. In molti casi il codice è riportato anche nei documenti rilasciati dallo studio che ha seguito l’apertura.

Se invece desideri aprire la tua prima partita IVA, il primo passo è individuare con precisione la categoria professionale che descrive meglio ciò che fai concretamente, oggi e nel breve futuro. Puoi consultare la classificazione ufficiale sul sito dell’ISTAT o dell’Agenzia delle Entrate, oppure usare motori di ricerca dedicati ai codici ATECO inserendo parole chiave legate alla tua attività, in modo da restringere la scelta ai codici più pertinenti.

In ogni caso, prima di procedere è consigliabile confrontarsi con un consulente o commercialista di fiducia: scegliere il codice ATECO corretto sin dall’inizio significa ridurre il rischio di errori fiscali, individuare il giusto coefficiente di redditività e accedere alle agevolazioni più adatte al tuo profilo professionale.

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