
La ritenuta d’acconto è un anticipo delle imposte che il committente, definito sostituto d’imposta, trattiene dal compenso del lavoratore autonomo e versa allo Stato per suo conto. L’aliquota ordinaria è il 20% del compenso lordo, al netto di IVA, contributi previdenziali e marche da bollo. Riguarda i professionisti in regime ordinario, mentre i forfettari ne restano esclusi. Di seguito le tipologie, i soggetti coinvolti, i casi di applicazione e il metodo di calcolo con un esempio pratico.
Che cos’è la ritenuta d’acconto
Ogni lavoratore autonomo versa al fisco una parte delle imposte sui propri guadagni. La ritenuta d’acconto è uno dei metodi di pagamento di queste imposte: chi eroga il compenso trattiene una quota e la versa allo Stato, anticipando così parte del prelievo fiscale dovuto dal professionista.
Le tipologie di ritenuta fiscale
Esistono due forme di ritenuta:
- A titolo di acconto: rappresenta un anticipo sulle imposte dovute. Chi riceve la prestazione trattiene il 20% del compenso; il professionista salderà poi l’imposta e dichiarerà il reddito in dichiarazione.
- A titolo di imposta: include tutte le imposte dovute dal percipiente ed estingue il debito fiscale, senza ulteriori versamenti a carico del lavoratore.
Chi è il sostituto d’imposta
Il committente della prestazione agisce come sostituto d’imposta: si sostituisce all’Agenzia delle Entrate, trattiene parte del compenso e versa la percentuale dovuta. Possono essere sostituti d’imposta solo le società, le ditte individuali e i liberi professionisti e lavoratori autonomi in regime ordinario. Restano esclusi i privati e gli autonomi che aderiscono al regime forfettario.
Quando si applica la ritenuta d’acconto
La ritenuta va indicata in fattura o ricevuta quando il cliente è una società (SRL o SPA), un privato titolare di partita IVA o un ente. Non si applica, invece, se il cliente o il professionista opera in regime forfettario, che segue regole di tassazione differenti.
Come si calcola: esempio pratico
La ritenuta è una percentuale calcolata sul reddito imponibile lordo, senza considerare IVA, rivalsa INPS e bolli. L’aliquota ordinaria è il 20%.
Esempio: a fronte di un compenso di 1.000 euro, la ritenuta d’acconto è pari a 200 euro (il 20%). Il cliente corrisponde al professionista 800 euro netti e versa 200 euro allo Stato tramite modello F24. In sede di dichiarazione il professionista scomputa quei 200 euro già versati dalle imposte sul reddito complessivamente dovute.
Le aliquote previste
- 20%: aliquota ordinaria sull’imponibile per i lavoratori autonomi residenti.
- 30%: per i professionisti residenti all’estero.
- 23%: per i compensi agli sportivi dilettanti, quando il reddito annuo percepito supera i 10.000 euro.
Domande frequenti
Quanto si trattiene con la ritenuta d’acconto? L’aliquota ordinaria è il 20% del compenso lordo, calcolato escludendo IVA, contributi previdenziali e marche da bollo.
I forfettari applicano la ritenuta d’acconto? No. Chi opera in regime forfettario non subisce né applica la ritenuta, perché adotta un’imposta sostitutiva.
Chi versa la ritenuta allo Stato? Il sostituto d’imposta, cioè il cliente, che trattiene la somma e la versa tramite modello F24.
La ritenuta è una tassa in più? No, è un anticipo: l’importo trattenuto si scomputa dalle imposte dovute in dichiarazione dei redditi.