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Calcolare i contributi INPS nel regime forfettario: la guida completa

23 Novembre 2024

La Redazione

BeProf

Calcolare i contributi INPS nel regime forfettario: la guida completa

Il regime forfettario rappresenta una scelta vantaggiosa per molti professionisti e imprenditori, grazie alla sua semplicità amministrativa e alle agevolazioni fiscali. Tuttavia, calcolare correttamente i contributi INPS richiede una conoscenza aggiornata delle aliquote, delle soglie di reddito e delle specificità delle diverse gestioni previdenziali.

Affrontare questo tema con chiarezza e precisione consente di rispettare gli obblighi di legge e di ottimizzare la gestione finanziaria della propria attività. Questo articolo ti guiderà passo dopo passo, analizzando i concetti chiave e fornendo tutte le informazioni essenziali per calcolare e gestire i contributi nel modo più efficiente possibile con riferimento al quadro 2025, in attesa delle conferme per il 2026.

L’imponibile previdenziale: il cuore del calcolo

L’imponibile previdenziale costituisce il fulcro del calcolo dei contributi INPS. Si tratta del valore su cui viene applicata l’aliquota contributiva prevista per la propria gestione. Nel regime forfettario, l’imponibile si calcola moltiplicando il totale dei ricavi o compensi annui per il coefficiente di redditività specifico, che varia a seconda del codice ATECO dell’attività svolta. Questo coefficiente riflette la quota dei ricavi ritenuta imponibile sia ai fini fiscali sia ai fini previdenziali, semplificando il calcolo rispetto ai regimi ordinari.

Errori in questa fase possono portare a calcoli sbagliati, con conseguenze che vanno da versamenti insufficienti (recuperi, sanzioni e interessi) a versamenti eccessivi che appesantiscono il cash flow. Comprendere il funzionamento dell’imponibile aiuta a leggere correttamente le proprie tutele previdenziali, a prevedere con maggiore precisione l’impatto dei contributi sul proprio budget annuale e a evitare sorprese al momento dei versamenti.

Le gestioni INPS: comprendere le differenze

L’iscrizione alla corretta gestione INPS dipende dalla natura dell’attività svolta e dall’eventuale presenza di una cassa professionale autonoma. Ogni gestione presenta caratteristiche uniche che influenzano il calcolo dei contributi, le aliquote applicabili e le modalità di versamento, anche quando si applica il regime forfettario.

Gestione separata INPS

Questa gestione si applica ai professionisti che non hanno una cassa previdenziale privata, come molte figure del lavoro autonomo (consulenti, copywriter, formatori, sviluppatori freelance e simili). Per il 2025, l’aliquota per i liberi professionisti “senza cassa” iscritti alla Gestione separata e non pensionati né assicurati presso altre forme obbligatorie è pari al 26,07% sull’imponibile, come da circolari INPS di inizio anno.

I contributi vengono versati tramite modello F24 seguendo la logica di acconti e saldo collegata alla dichiarazione dei redditi: acconti calcolati sul reddito dell’anno precedente e saldo commisurato al reddito effettivo. In assenza di reddito imponibile non sono dovuti contributi minimi, ma questo comporta anche l’assenza di copertura previdenziale per i periodi senza versamenti.

Gestione artigiani INPS

Gli artigiani, come parrucchieri, elettricisti o creativi che svolgono attività organizzate in forma di impresa, rientrano in questa gestione. Per il 2025 è previsto un contributo fisso calcolato su un reddito minimale di 18.555 euro annui, al quale si aggiunge una componente variabile sulla parte di imponibile che supera tale soglia.

L’aliquota ordinaria sulla quota eccedente il minimale è pari al 24% fino al limite di 55.448 euro di reddito, con un punto percentuale aggiuntivo oltre tale soglia, secondo quanto riepilogato da INPS e prassi operative. I contributi fissi vengono versati in quattro rate trimestrali, mentre i contributi sulla parte variabile seguono, in genere, le scadenze di saldo e acconti della dichiarazione dei redditi.

Gestione commercianti INPS

Questa gestione riguarda chi svolge attività di vendita, sia attraverso negozi fisici che tramite e‑commerce e altre forme di commercio. Anche in questo caso, i contributi si compongono di una quota fissa calcolata sullo stesso reddito minimale previsto per gli artigiani e di una quota percentuale sulla parte di reddito che supera il minimale.

Per il 2025, l’aliquota sulla quota eccedente è pari al 24,48% fino a 55.448 euro, con maggiorazione di un punto percentuale oltre tale limite, come indicato da INPS nelle comunicazioni annuali. Le modalità di versamento ricalcano quelle degli artigiani: rate trimestrali per i contributi fissi e versamento della parte variabile insieme a saldo e acconti delle imposte sui redditi.

Scadenze e modalità di versamento

Le modalità di pagamento dei contributi INPS variano a seconda della gestione di appartenenza, ma in tutti i casi è fondamentale coordinare contributi e imposte dirette per evitare problemi di liquidità. Nella Gestione separata, il sistema si basa sul calcolo di acconti e saldo: gli acconti si determinano sul reddito dichiarato l’anno precedente, mentre il saldo viene calcolato sulla base del reddito effettivo dell’anno di riferimento.

Per le gestioni artigiani e commercianti, i contributi fissi vengono versati in quattro rate trimestrali, alle scadenze indicate annualmente dall’INPS, mentre i contributi variabili sull’imponibile eccedente la soglia minima si pagano di norma entro le scadenze di saldo e primo/secondo acconto delle imposte sui redditi. Il rispetto delle scadenze consente di mantenere la regolarità contributiva e di evitare sanzioni e interessi, che possono aumentare sensibilmente il costo complessivo.

La riduzione del 35%: un’opportunità per risparmiare

Il regime forfettario continua a offrire la possibilità di ridurre del 35% i contributi dovuti (fissi e, se presenti, variabili) per chi è iscritto alle gestioni artigiani e commercianti e opta per il regime contributivo agevolato. Questa agevolazione, introdotta già da alcuni anni a favore dei piccoli imprenditori in forfettario, si richiede direttamente all’INPS tramite procedura telematica, di regola entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento o entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA.

La riduzione consente di risparmiare sulle spese previdenziali, ma incide anche sulla futura pensione: una contribuzione ridotta determina un montante contributivo inferiore e può ridurre il numero di mesi o anni riconosciuti ai fini previdenziali. Inoltre, per chi apre una nuova attività nel 2025 è stata prevista una distinta riduzione del 50% dei contributi per 36 mesi, alternativa al 35%, che richiede una valutazione attenta delle diverse opzioni nel medio periodo.

Strumenti per semplificare la gestione

Affrontare il calcolo e la gestione dei contributi INPS può risultare complesso, soprattutto per chi si trova alle prime armi con il regime forfettario o deve coordinare più fonti di reddito. L’utilizzo di software gestionali, simulatori di calcolo aggiornati alle aliquote 2025 e servizi online dedicati ai forfettari aiuta a stimare in anticipo gli importi e a tenere traccia delle scadenze.

In alternativa, o in aggiunta, è possibile affidarsi a professionisti del settore come commercialisti e consulenti del lavoro, che possono verificare l’inquadramento previdenziale corretto, valutare l’accesso alle agevolazioni contributive (35% o 50%) e predisporre i versamenti evitando errori. Un supporto qualificato consente di concentrarsi maggiormente sulla crescita dell’attività, riducendo il rischio di irregolarità fiscali o contributive.

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