
Tra le professioni più richieste al giorno d’oggi troviamo sicuramente la figura del web designer: colui che si occupa di realizzare e progettare pagine web partendo dalla loro grafica, per comunicare e valorizzare l’immagine dell’azienda.
Nella maggior parte dei casi, il web designer opera come freelance e viene inserito tra i liberi professionisti che, per svolgere la propria attività, necessitano di aprire la Partita IVA.
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Come aprire la Partita IVA da Web Designer
La professione di web designer, in realtà, non è facilmente inquadrata sotto l’aspetto fiscale perché può collocarsi sia come libero professionista che come artigiano. Nel primo caso ci riferiamo a chi opera come consulente nella progettazione e realizzazione di siti web, nel caso dell’artigiano invece parliamo di chi organizza un’attività di impresa per costruire concretamente i siti e gestirli nel tempo.
In fase di apertura della Partita IVA, quando l’attività è svolta in autonomia come professionista senza struttura organizzata, è in genere più semplice partire come libero professionista con sola apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate; se in un secondo momento l’attività assume le caratteristiche tipiche dell’impresa artigiana (laboratorio, dipendenti, ecc.), sarà possibile passare all’inquadramento come impresa individuale con iscrizione alla Camera di Commercio.
Web Designer libero professionista
In tale circostanza è sufficiente presentare la domanda per l’apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, operazione che non prevede costi amministrativi specifici se gestita in autonomia, salvo eventuali imposte di bollo. Riguardo l’ambito contributivo, il web designer libero professionista è tenuto a iscriversi alla Gestione Separata INPS, con un’aliquota contributiva fissata di anno in anno dall’INPS e attualmente intorno al 26% del reddito imponibile per chi non è coperto da altre forme previdenziali.
Questo significa che, sul reddito determinato ai fini fiscali (per esempio in regime forfettario), una parte va destinata al pagamento dei contributi previdenziali, che sono deducibili dal reddito stesso e incidono sul carico complessivo di imposte e contributi.
Web Designer
Nel caso del reale costruttore di un sito internet che organizza un’attività di impresa, è necessario iscriversi alla Camera di Commercio come impresa artigiana e alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Questa gestione prevede il pagamento di contributi fissi minimi annuali, dovuti anche in assenza di fatturato, oltre a una contribuzione percentuale su quanto eccede il minimale, con aliquota stabilita ogni anno e in genere intorno al 24%.
Il web designer artigiano è tenuto a inviare la Comunicazione Unica, cioè un modulo telematico che racchiude tutte le richieste da effettuare a vari enti, convalidato con la firma digitale che comporta un costo di attivazione. Con questo unico adempimento è possibile rivolgersi contemporaneamente all’Agenzia delle Entrate, al Registro delle Imprese, all’INPS e all’INAIL, semplificando la fase di avvio dell’attività.
Codice Ateco per Web Designer freelance
È fondamentale scegliere e indicare il Codice ATECO che meglio rappresenta la tua attività durante l’apertura della Partita IVA. Nel caso della professione di web designer, il codice più utilizzato è 74.10.21, cioè “Attività dei disegnatori grafici di pagine web”.
Per chi sceglie il regime forfettario, a questo codice corrisponde un coefficiente di redditività pari al 78%: in pratica, il 22% dei ricavi viene considerato in modo forfettario come costo e il restante 78% costituisce il reddito imponibile su cui calcolare imposta e contributi. Questo meccanismo sostituisce la deduzione analitica delle singole spese sostenute durante l’anno di attività.
Qual è il regime fiscale più adatto?
L’opzione più conveniente, specialmente per chi è agli inizi, è spesso il regime forfettario, pensato per agevolare le “piccole Partite IVA” e caratterizzato da requisiti e costi ben definiti:
- ricavo annuo non superiore a 85.000 euro;
- imposta sostitutiva del 5% sul reddito imponibile per i primi 5 anni, se si rispettano le condizioni per l’accesso all’aliquota ridotta, e del 15% dal sesto anno in poi;
- applicazione del coefficiente di redditività del 78%, che comporta il riconoscimento forfettario di costi pari al 22% dei ricavi.
Tra i vantaggi che offre il regime forfettario troviamo la semplificazione degli adempimenti fiscali e la non applicazione dell’IVA in fattura (regime di franchigia IVA), con la possibilità di proporre prezzi competitivi al cliente finale. A differenza del passato, oggi anche i contribuenti in regime forfettario sono in linea generale tenuti a emettere fattura elettronica, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa, ma continuano a beneficiare di una contabilità alleggerita rispetto ai regimi ordinari.