
Sono sempre di più i professionisti in ambito medico e sanitario che, spinti dalla voglia di “mettersi in proprio”, decidono di aprire una partita IVA. In particolare, gli ultimi anni hanno visto la crescita di grandi catene di studi odontoiatrici, spingendo dentisti e odontoiatri verso la libera professione in forma individuale o associata.
Dentisti e odontoiatri: quando è necessaria la Partita IVA?
I giovani dentisti che desiderano dedicarsi in modo abituale alla libera professione hanno l’obbligo di aprire una Partita IVA. Rimangono esclusi solo i professionisti che esercitano esclusivamente lavoro dipendente, come dipendenti di cliniche, ambulatori o strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la prestazione di lavoro per dentisti e odontoiatri non può essere qualificata come attività meramente occasionale, ma è normalmente continuativa. Di conseguenza, a meno che non si tratti di lavoro dipendente, la partita IVA è sempre necessaria per i dentisti che esercitano la libera professione. In particolare, un odontoiatra o dentista deve aprire una partita IVA quando:
- esercita l’attività in uno studio privato;
- svolge attività extramoenia, utilizzando strutture o studi privati per la libera professione anche se dipendente del servizio sanitario pubblico;
- presta la propria attività a favore di strutture sanitarie private di terzi o mediante convenzione con le ASL.
Aprire la Partita IVA: gli step
Il passo iniziale e uno dei più importanti per ogni professionista che decide di aprire una Partita IVA è senza dubbio la consulenza: è sempre buona prassi rivolgersi a un commercialista che possa seguire ogni fase dell’iter strategico e burocratico, suggerendo il corretto inquadramento fiscale.
In ogni caso, l’apertura della Partita IVA deve avvenire entro 30 giorni dalla prima prestazione professionale fatturata all’assistito o alla struttura.
La scelta del regime fiscale: i vantaggi
Definito il supporto, il dentista o l’odontoiatra dovrà scegliere il regime fiscale più conveniente per la propria attività. Spesso si opta per il regime forfettario, un regime agevolato pensato per sostenere i professionisti con compensi entro la soglia prevista (oggi 85.000 euro annui), particolarmente adatto nelle fasi iniziali dell’attività.
Grazie al regime forfettario è possibile accedere a una tassazione sostitutiva ridotta al 15% sul reddito imponibile calcolato con coefficiente di redditività e, in presenza dei requisiti per l’aliquota start-up, al 5% per i primi cinque anni. Tuttavia, pur in presenza di un’imposta contenuta e di una gestione semplificata, il regime forfettario non è sempre preferibile al regime ordinario.
La tassazione agevolata, infatti, non permette di dedurre i costi effettivi sostenuti (salvo contributi previdenziali), mentre nel regime ordinario è possibile scaricare le spese inerenti l’attività sanitaria, come canoni di locazione, attrezzature, personale e servizi.
L’alternativa al regime forfettario è quindi il regime ordinario IRPEF a scaglioni: se un odontoiatra sostiene costi elevati per uno studio proprio, il regime ordinario può risultare fiscalmente più vantaggioso.
L’iscrizione all’ENPAM
Un terzo step fondamentale per esercitare la libera professione in ambito sanitario è l’iscrizione alla Cassa di previdenza ENPAM, Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri. Aderire all’ENPAM è indispensabile per ottenere servizi di previdenza sociale, come pensioni, indennità di maternità, sostegni in caso di malattia, infortunio e altre tutele assistenziali.
Come detto, scegliendo il regime forfettario si abbatte il peso delle imposte dirette, ma restano dovuti i contributi previdenziali di Quota A e Quota B all’ENPAM. La Quota A è un contributo fisso annuale obbligatorio per tutti gli iscritti, mentre la Quota B è proporzionale al reddito da libera professione, con aliquote e soglie aggiornate periodicamente, e non è dovuta sotto determinati limiti di reddito professionale dichiarato.
La polizza sanitaria
Per gli autonomi che operano nell’ambito medico e sanitario, è opportuno adottare una copertura sanitaria adeguata e aggiornata alle esigenze della professione. I rischi connessi all’attività clinica, uniti alle minori tutele tipiche del lavoro autonomo, rendono importante selezionare una polizza assicurativa che protegga la salute del professionista, il reddito e l’operatività dello studio.
Il network BeProf include soluzioni assicurative e programmi di finanziamento dedicati all’ambito sanitario: oltre alle coperture sanitarie per professionisti, sono disponibili strumenti come Fidiprof che supportano dentisti e odontoiatri nel gestire periodi di calo dell’attività e investimenti necessari per l’aggiornamento dello studio, consentendo di svolgere con maggiore serenità la libera professione.